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Teatro Segreto
Ruggero Cappuccio
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 CINEMA

IL SORRISO DELL’ULTIMA NOTTE (2004)
Scritto e diretto da
Ruggero Cappuccio

NIENTE DI STRAORDINARIO (1999)
scritto e diretto da
RUGGERO CAPPUCCIO


 TEATRO

ARIOSTO NEI LUOGHI D'ARTE
I grandi poemi dalla pagina scritta alla rappresentazione teatrale

"LA SCENA SEGRETA" anno IV
Un progetto di
RUGGERO CAPPUCCIO

"LA SCENA SEGRETA" anno III
Un progetto di
RUGGERO CAPPUCCIO

"LA SCENA SEGRETA" anno II
Un progetto di
RUGGERO CAPPUCCIO

"LA SCENA SEGRETA" anno I
Un progetto di
RUGGERO CAPPUCCIO

"LA SCENA SEGRETA" anno 0
Un progetto di
RUGGERO CAPPUCCIO

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 10 (2006)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 9 (2005)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 8 (2004)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 7 (2003)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 6 (2002)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 5 (2001)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 4 (2000)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 3 (1999)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno 2 (1998)

"PROVOCAZIONE TEATRO"
Teatro Comunale – Teatro De Simone Benevento anno I (1997)


 FORMAZIONE

FORMART LAVORO
Direzione artistica
RUGGERO CAPPUCCIO

Progetto TECHNE
Direzione artistica
RUGGERO CAPPUCCIO


Ariosto nei luoghi d’arte
I grandi poemi dalla pagina scritta alla rappresentazione teatrale
Un progetto a cura dell’ETI – Ente Teatrale Italiano


In collaborazione con
Soprintendenza Archeologica di Roma
Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Fare poesia nei luoghi dell’arte. Togliere quella patina di musealità e accademismo all’una e all’altra, attraverso un’operazione musicale, ramificata e vitale, a tutto vantaggio del pubblico e in particolar modo dei giovani. Evitare con questo ogni pressappochismo, inseguendo quanto più possibile un obiettivo di qualità e rigore.
Il progetto, dislocato tra alcuni luoghi storici di Roma, riflette tutte le competenze del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla cura del patrimonio alla materia spettacolare, dalla salvaguardia delle biblioteche alla diffusione della letteratura e della cultura più in generale. In questa occasione, si è pensato di fissare l’attenzione su l’Orlando Furioso, affidandone la cura a Ruggero Cappuccio, impegnato a mediare tra fondamentali edizioni critiche dell’opera in questione, le problematiche legate ad una possibile messa in scena dei versi, e la storia dei luoghi che ospiteranno le letture. Palazzo Altemps e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma, sono infatti luoghi reali dotati di trame immaginative e storiche, entro le quali prenderanno vita gli spazi espressivi dell’Ariosto, i suoi versi consegnati alla classicità in grado di parlare fortemente ai contemporanei.


Le letture concerto sono ad ingresso libero sino ad esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria

Roma

Prenotazioni:
Teatro Quirino
Ufficio Promozione (06-6785802)
Centralino  (06-6790616)
dal lunedì al venerdì – orario 9-16
sabato – orario 9-13


Informazioni:
ETI – Ufficio relazioni con il pubblico (06 – 44013269)

 Firenze
Teatro della Pergola
Ufficio Promozione  (055-2264335)


ORLANDO FURIOSO
di Ludovico Ariosto

Letture concerto composte e dirette da
Ruggero Cappuccio
musiche di
Paolo Vivaldi
produzione
Associazione Culturale
Teatro Segreto



XXIII CANTO

Con
Chiara Muti, Nadia Baldi, Francesca Gamba, Paola Greco, Nicoletta Robello,
Anna Contieri, Silvia Santagata

Musicisti

Paolo Vivaldi, pianoforte
Elena Lera, violoncello
Teresa Ceccato, viola
Elisa Papandrea, violino
Francesco Loppi, oboe, corno inglese
Voce solista e tanpura
Francesca Cassio

Progetto immagini

Ciro Pellegrino
Progetto Luci
Michele Vittoriano
Segreteria organizzativa
Sabrina Codato

26 febbraio, ore 21
Teatro Valle
canto i
con Roberto Herlitzka

5 marzo, ore 21
Castel Sant’Angelo, Sala Clemente VIII
Canto ii
con Ottavia Piccolo

12 marzo, ore 21
Castel Sant’Angelo, Sala Clemente VIII
Canto iv
con Claudio Di Palma

19 marzo, ore 21
Castel Sant’Angelo, Sala Clemente VIII
Canto viii
con Patrizia Zappa Mulas

26 marzo, ore 21
Castel Sant’Angelo, Sala Clemente VIII
Canto xii
con Manuela Mandracchia

9 aprile, ore 19.30 e ore 21.30
Castel Sant’Angelo, Sala Clemente VIII
Canto xvi
con Roberto Herlitzka

23 aprile, ore 19.30 e ore 21.30
Castel Sant’Angelo, Cortile del Teatro
Canto xix
con Anna Caterina Antonacci

30 aprile, ore 19.30 e ore 21.30
Castel Sant’Angelo, Cortile del Teatro
Canto xxiii
con Maddalena Crippa

7 maggio, ore 19.30 e ore 21.30
Palazzo Altemps, Salone del Galata morente
Canto xxiv
con Elisabetta Pozzi

14 maggio, ore 21
Palazzo Altemps, Salone del Galata morente
Canto xxix
con Pino Micol

21 maggio, ore 19.30 e ore 21.30
Palazzo Altemps, Teatro Goldoni
Canto xxxiv
con Massimo De Rossi

28 maggio, ore 19.30 e ore 21.30
Palazzo Altemps, Teatro Goldoni
Canto xXXv
con Anna Bonaiuto

4 giugno, ore 19.30 e ore 21.30
Palazzo Altemps, Teatro Goldoni
Canto xxxix
con Giovanni Crippa

11 giugno, ore 19.30 e ore 21.30
Palazzo Altemps, Teatro Goldoni
Canto xli
con Massimo De Francovich

18 giugno, ore 21
Palazzo Altemps, cortile
Canto xlii
con Chiara Muti

25 giugno, ore 21
Palazzo Altemps, cortile
Canto xlvi
con Mariano Rigillo

 

La luce, il tempo, lo spazio nell’Orlando Furioso di Ariosto

La luce, il tempo, lo spazio. Sono questi i tre cardini intorno ai quali si inanella la spina dorsale di una possibile espressività estetica connessa alle forme del dire l’Orlando Furioso. Nell’intero arco del poema la luce è continuamente dichiarata e negata. Le sue materializzazioni e la sua decadenza vivono di codici allusivi che si annidano nell’aggettivo inatteso scagliato in mezzo la quiete di una notte, di una stasi, di un sonno. Ariosto ricama un gioco a nascondere le fonti della luce per rivelarne gli effetti in una grammatica di preziosi fotogrammi letterari: ora si chiudono le celate degli elmi; ora sbiadiscono le cortine della ragione;  ora la luce si mostra nella velocità di un cavallo ombroso che fende l’aria con la sua bizzarria, recando appunto nel radioso perimetro delle foreste tagliate, la luce della follia e se si vuole, nell’ossimoro dominante la natura dell’intero poema, la luce dell’ombra.
E’ appunto l’uso sommerso e magistrale della luce a divenire nella penna dell’Ariosto, il ponte di collegamento tra le sponde ambigue e interscambiabili dello spazio e del tempo. Il mutamento incessante dei luoghi dove regnano le azioni è connesso al mutamento del tempo. Esso si concretizza però, nella declinazione variegata dei toni cromatici in cui vivono i sentimenti dell’intero poema; quell’arte sublime dello scarto all’indietro in grado di pervenire ad una teoria del tempo ritrovato tanto cara al grande cinema di tutto il mondo con risultati di picco nell’arte di Bergman. Lo spazio e il tempo nel capolavoro ariostesco, si moltiplicano in maniera irrefrenabile, con cambi di direzione quasi infidi, ci piacerebbe dire. E la tecnica pluridirezionale di cui si nutre la scrittura è dominata dal movimento di una luce che riscalda l’azione di ironia e commozione, di ragione e pazzia, di barocchi incantesimi ed inspiegabili ingenuità. Una luce capace di celare la propria fonte attiva, sorta di sorgente ubiquitaria capace di segnalare presenza di sé nel verso più apparentemente obsoleto e transitorio.
Tra questo giganteggiare dell’azione, i protagonisti del Furioso, come già evidenziava Italo Calvino, “ Benché siano sempre ben riconoscibili, non sono mai personaggi a tutto tondo”.
Essi, ci piace rivelare in un processo di azione drammatica connessa al dire l’Orlando anziché leggerlo, sono meravigliosi strumenti di una complessa, splendida sinfonia.
La parola teatrale gioca con le leggi dell’ascolto, non con quelle della lettura, e Ludovico Ariosto, nella cura spasmodica che sottende ogni ottava, nel calibro del ritmo che si sprigiona dagli endecasillabi dove si inghirlandano storie impossibili, mostra quanta attenzione egli dedicasse alla prosodia, dando vita ad una materia che da tambureggianti e accentati cantari popolari, traeva una delle sue vene infinite. L’Orlando Furioso è, quanto meno sotto il profilo di una finalizzazione fonetica, una monumentale, sapiente, raffinatissima recensione di generi, modi, e strutture letterarie preesistenti, assunte, metabolizzate o trattate con chirurgico distacco, da chi stava lavorando,  forte di una moderna maestria, ad un escavo stratigrafico di fonti tempi e gusti. Ora, nella mancanza di un solo protagonista che possa vocalmente, narrativamente e corporeamente assumersi il carico di un Orlando monoangolare, ci piacerà percorrere il tema della moltiplicazione delle voci, articolando una sequenza di letture-concerto dove l’uso plurifonetico si armonizzi nel Furioso con quella tecnica convergente che è tipica delle grandi scritture votate al dire: l’uso cioè di molti strumenti al servizio di un sentimento solo. Tratteremo i canti prescelti come piccoli gioielli sinfonici. Il proemio, la fuga di Angelica, il castello di Atlante, il sogno di Orlando e la sua pazzia, Astolfo sulla luna, costituiranno canto per canto, singole autonome partiture. Si impone irreversibilmente la parola “movimento”. Movimento musicale, certo, attivato dalle voci attoriali, dai pianoforti, dagli archi, dalle percussioni. Ma anche movimento sentimentale, emotivo. Perché qual è mai il muoversi della musica se non quello che avviene dentro lo spazio illimitato presente in ciascuno di noi e ancora, non è forse il movimento musicale un’escursione dentro e ai bordi della luce? Quella luce che nell’immobilità dell’orchestra o delle pagine del Furioso agisce energie, transiti, cesure, pause, nell’esplosione insolente degli “Allegri” e nel controllo ragionato dei “ non troppo” , fino a determinare come movimento appunto ciò che apparentemente è statico. Lavoreremo ad un Orlando Furioso in cui l’immateriale della musica nasconda la sua fonte come la luce di Ariosto. E la luce, nella purezza occidentale di Eraclito, può vivere la sua bellezza solo in ciò che chiamiamo “Movimento”.

Ruggero Cappuccio

I Luoghi

Castel Sant’Angelo
Giardini di Castel Sant’Angelo
piazza Adriana - 00193 Roma
telefono 06.6819111


Castel Sant’Angelo - il cui nome si fa risalire ad un’antica leggenda relativa all’apparizione dell’Arcangelo Michele sulla sua sommità, nel 590, durante una pestilenza - è uno dei monumenti più singolari dell’antichità romana.
La costruzione fu iniziata nel 123 d.C. dall’Imperatore Publio Elio Adriano, che volle farne la sua tomba monumentale, e fu terminata nel 139 dal suo successore Antonino Pio. Sulla forma originaria del mausoleo rimangono ancora oggi dubbi e incertezze. Della struttura romana restano tuttavia parti cospicue che costituiscono il nucleo attorno al quale sono state inserite le costruzioni dei secoli successivi.
Quando, a partire dal Medioevo, il monumento fu trasformato in fortezza, la sua struttura architettonica subì, nell’arco di dieci secoli, una serie di modifiche. Alla metà del ‘400 il Papa Nicolò V (1447 - 1455) vi creò una prima residenza papale, mentre sotto Alessandro VI (1492 - 1503), ad opera di Antonio da Sangallo il Vecchio, fu compiuta la definitiva trasformazione dell’edificio in poderosa e complessa macchina bellica. All’inizio del ‘500 fu costruita la loggia di Giulio II. Tra il ‘500 ed il ‘700 nuovi radicali interventi modificarono ulteriormente l’aspetto della fortezza. Le ultime sostanziali trasformazioni risalgono agli anni tra il 1889 ed il 1906. Nel 1925, definitivamente dismesse le funzioni militari, fu istituito il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo che ospita collezioni di arte e di storia.
I luoghi prescelti per ospitare la rassegna sono la Sala Paolina, la Sala Apollo ed il Cortile della Canonica.

Il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9 alle 20; la biglietteria chiude un’ora prima del museo. Il costo del biglietto è di lire 10.000. L’ingresso è gratuito per i cittadini italiani e della Comunità Europea sotto i 18 anni e sopra i 60. Si effettuano visite guidate su prenotazione.


Palazzo Altemps
piazza di S. Apollinare, 44 - 00186 Roma
telefoni 06.6833759 - 06.6864682


Il Palazzo Altemps è stato acquistato e restaurato dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1982, al fine di ospitarvi il Dipartimento di Storia del Collezionismo del Museo Nazionale Romano.
Edificato tra il Quattrocento e il Seicento da vari committenti, da ultimi il cardinale Marco Sittico Altemps e suo nipote Angelo, il palazzo ospita dal Cinquecento sia la collezione di statue antiche del cardinale Altemps, sia la biblioteca. Alla fine dell’Ottocento l’edificio diviene proprietà della Santa Sede e viene usato dal Pontificio Collegio Seminario Spagnolo.
L’edificio ospita oggi la collezione Ludovisi Boncompagni, la collezione egizia del Museo Nazionale Romano e ciò che resta della collezione Altemps, oltre ad elementi provenienti da altre proprietà: Brancaccio, Jandolo, Veneziani, Drago, Mattei.
Le letture concerto avranno luogo nel Teatrino Goldoni e all’interno della Loggia del Palazzo.

Il Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps è aperto al pubblico dal martedì alla domenica dalle 9 alle 20, il sabato dalle 9 alle 23. Il costo del biglietto è di lire 10.000; la biglietteria chiude un’ora prima del museo.