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EDIPO A COLONO
scritto e diretto da
RUGGERO CAPPUCCIO (2006)
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SHAKESPEARE KING OF NAPLES
scritto e diretto da
RUGGERO CAPPUCCIO (2006)
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PAOLO BORSELLINO ESSENDO STATO scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (2004)
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EXOTELLO scritto e diretto da ROBERTO HERLITZKA (2003)
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DE SADE MADAME scritto da GEA MARTIRE diretto da NADIA BALDI (2003)
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REVERIE DU MACBETH scritto e diretto da NADIA BALDI (2002)
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EX AMLETO scritto e diretto da ROBERTO HERLITZKA (2001)
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TEMPO SCADUTO scritto e diretto da GEA MARTIRE (2001)
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FAUST o COPPI scritto e diretto da CLAUDIO DI PALMA (2001)
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LIGHEA scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (2001)
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ORLANDO FURIOSO scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (2000)
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DELIRIO MARGINALE scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (2000)
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LA CASA DI BERNARDA E ALBA scritto e diretto da GEA MARTIRE (1999)
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I SILENZI DELLA MEMORIA scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1999)
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IL SORRISO DI SAN GIOVANNI scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1998)
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RACCONTINFINITI scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1997)
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DESIDERI MORTALI scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1997)
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NEL TEMPO DI UN TANGO scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1996)
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KING LEAR scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1996)
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MAI PIÙ AMORE PER SEMPRE scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1995)
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SHAKESPEA RE DI NAPOLI scritto e diretto da RUGGERO CAPPUCCIO (1994)
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ASSOCIAZIONE CULTURALE TEATRO SEGRETO
BENEVENTO CITTA’ SPETTACOLO
con il sostegno di
IMAIE - Istituto per la tutela dei diritti
degli Artisti Interpreti Esecutori
presentano
Massimo De Francovich
in
Paolo Borsellino Essendo Stato
scritto e diretto da
Ruggero Cappuccio
con
Connie Bismuto-Francesca Caratozzolo -Paola Greco-
Silvia Santagata -Ada Totaro
Musiche
Marco Betta
Scene
Carlo Rescigno
Progetto immagini
Eseguite dal vivo
Ciro Pellegrino
Assistente alla regia
Miriam Liguoro
Edizioni Musicali
Casa Ricordi Milano |
Costumi
Salvatore Salzano
Luci
Michele Vittoriano
Fonica
Carmine Acconcia
Foto di scena
Tommaso Le Pera |
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“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad
amarla, perché il vero amore consiste nell’amare ciò
che non piace per poterlo cambiare”.
Con questa breve riflessione Paolo Borsellino svela
il senso più segreto del suo essere uomo e del suo
essere giudice.
La sua giovinezza e gli anni
difficili della sua maturità sono ispirati ad una
tensione vitale che oscilla tra passione per la
memoria e progetto instancabile per una costruttività del futuro.
La sua singolare esperienza esistenziale porta con
sé i tratti inequivocabili dell’eroe. Un eroe
moderno. Un eroe lontano dalle tentazioni della
retorica.
Un eroe che si batte senza armi contro le
armi; senza violenza contro la violenza; senza
protervia contro omicidi, stragi, tradimenti.
Forte
unicamente della sua spiazzante lealtà
intellettuale, di un intuito espresso a livelli
altissimi, Paolo Borsellino è l’incarnazione di eroe
psicologico in grado di sacrificare il proprio corpo
e i propri affetti per un’idea: la giustizia.
Questo profilo di un artefice umano che
costruisce il proprio coraggio per donarlo
agli altri ha affascinato i grandi tragici
dell’antichità, le letterature di tutti i
tempi e di tutto il mondo. Le esistenze di
Borsellino e Falcone hanno operato un
mutamento insolito. |
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Per molti giorni, per mesi, per
una tenace minoranza tutt’oggi, gli italiani hanno
assistito e partecipato con entusiasmo e dolore ad
una vera e propria reincarnazione di ideali ispirati
alla giustizia che deviazioni politiche e mafiose
avevano tacitato sotto la polvere di una pretesa
retorica. Lo Stato, l’appartenenza dei cittadini ad
esso, l’equità, il coraggio, sono passati dallo
stadio vuoto delle “parole” a quello limpido e
inarrendevole dei “fatti”. |




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I cinquantasette giorni in cui Paolo Borsellino vive
dopo la morte a Giovanni Falcone, fanno del giudice
sopravvissuto un uomo solo, accerchiato da elementi
deviati dello Stato e della politica, da Cosa Nostra
e dall’indifferenza collettiva come prodotto
culturale raffinatissimo atto a seppellire la
verità.
Senza Falcone, senza l’uomo che Borsellino stesso
definiva “il suo scudo”, il magistrato elabora la
certezza matematica della propria fine.
A più riprese disegna come imminente la propria
morte a colleghi ed amici con allusiva eleganza.
Malgrado ciò rimane. Rimane in Sicilia, rimane a
Palermo, rimane fedele a un’idea, a Falcone, a sé
stesso. A condividere la sua coscienza della fine è
innanzi tutto il mondo femminile, composto da sua
madre, sua moglie, sua sorella, le sue figlie, oltre
naturalmente a suo figlio Manfredi. Questa
partecipazione silenziosa al destino di chi combatte
in una sfida con un finale già scritto, torna a
parlarci di una consapevolezza tutta classica in cui
alla dignità dell’eroe fa riscontro la dignità di
chi dovrà piangerlo e continuarlo ad amare
nell’assenza del corpo.
La messinscena di Ruggero Cappuccio allinea accanto
a Borsellino le figure di cinque donne, Antigoni,
memorie di un’infanzia perduta intesa come età della
perfezione, della bellezza. Il femminile distilla
un’idea calda e solare della terra, in una parola
della Sicilia stessa.
Il lavoro si sviluppa in un concentrato di suoni e
immagini tese ad esaltare il contrasto tra la
spudorata bellezza dell’isola e i suoi umori
notturni. L’ironia si rivela come una qualità in
grado di percorrere il dramma per svelarlo con più
forza e più direzionalità in tutta la sua crudezza.
L’azione prende l’avvio dal diciannove luglio 1992. Alle ore sedici e cinquantotto in via D’Amelio, a
Palermo, un attentato pone fine alle vite del
giudice e degli uomini che lo stavano proteggendo:
Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Agostino Catalano,
Claudio Traina, Emanuela Loi.
Nell’ultimo decimo di
secondo tra l’esplosione e la morte, Paolo
Borsellino ricompone memorie e sogni della sua vita. Parla, racconta. Dubita di essere ancora vivo.
Dubita di essere già morto. |
La messinscena deflagra in dodici movimenti,
quanti sono quelli di uno Stabat Mater,
addensando frasi, sussurri, visioni.
Ed è appunto uno Stabat Mater doloroso, la prima
parte. Il giudice, quell’ultimo giorno, andava a far
visita a sua madre: una madre consapevole, metafora
e incarnazione del dolore cosciente e fiero di
un’altra Sicilia, di quella più invisibile e più
vera. |
L’IMAIE,
l’Istituto per la Tutela dei Diritti degli Artisti
Interpreti Esecutori, ha tra i suoi scopi quello di
promuovere le iniziative degli Artisti che
diffondono tutte le espressioni dello spettacolo in
Italia e all’Estero.
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